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Documenti pubblici, digitali.

1.2. Basi concettuali e riferimenti teorici

1.2.1. Digitalizzazione come trasformazione culturale

Il passaggio dalla digitalizzazione intesa come mera conversione tecnica a quella concepita come trasformazione culturale costituisce uno dei principali paradigmi di riferimento per la strategia di Ecomic. In tale prospettiva, la cultura digitale non è solo un contenitore di contenuti, ma un ambiente che modella pratiche, linguaggi, relazioni e nuove forme di conoscenza. Questo approccio, richiamato nel PND, è coerente con le riflessioni di Bolter e Grusin sulla remediation, ovvero il modo in cui i nuovi media rielaborano e rifunzionalizzano i media precedenti, non semplicemente riproducendoli, ma traducendoli in nuove logiche espressive e d’uso. In altre parole, come sottolinea Roberto Balzani, «La cultura digitale ha senso se capace di costruire ambienti, non solo archivi. Solo così il patrimonio si trasforma in piattaforma per la cittadinanza».

In questo contesto, Ecomic assume i beni digitali, e in particolare i metadati e le descrizioni, come risorse computabili, semantiche e relazionali. È un approccio pienamente in linea con quanto affermato nel PND e da autori come Eero Hyvönen, secondo cui la conoscenza culturale deve essere strutturata in modo da supportare inferenze automatiche, esplorazioni tematiche e servizi intelligenti. La logica del Knowledge as a Service (KaaS) implica infatti che i dati siano accessibili come elementi attivi per la generazione di narrazioni, interpretazioni, applicazioni educative e creative. Questo approccio intende dare attuazione ai principi dell’articolo 9 della Costituzione, estendendo la tutela e la promozione della cultura e della ricerca al patrimonio digitale e ai nuovi contesti di produzione e condivisione della conoscenza.

Per approfondire

PND, §4.3

Hyvönen, E. (2022). Digital humanities on the Semantic Web. Springer.

Principi fondamentali della Costituzione italiana, art. 9

Per approfondire

PND, §5.1.2

Bolter, J.D., & Grusin, R. (1999). Remediation: Understanding New Media. MIT Press.

Balzani, R. (2022). Prefazione, in Cerullo & Negri (eds.), Ecomic.

1.2.2. Co-creazione e co-specializzazione

L’ecosistema promuove forme di co-creazione e partecipazione attiva, riflettendo un cambiamento culturale profondo che riguarda il ruolo del pubblico: da semplice Destinatario a soggetto attivo nella produzione di nuovo valore. Come evidenziato nel PND, le pratiche di crowdsourcinge design partecipato rappresentano strumenti fondamentali per attivare le comunità, generare fiducia e costruire servizi efficaci. In Ecomic la partecipazione è una condizione costitutiva della valorizzazione: il patrimonio digitale, per diventare risorsa condivisa, deve essere attualizzato all’interno di relazioni significative, capaci di generare senso, appartenenza e responsabilità collettiva.

Per approfondire

PND, §5.3.3

Bodo, S., Mascheroni, S., & Panigada, M. (2024). Co-progettare la cultura. Franco Angeli.

Per superare la frammentazione e favorire una cooperazione sistemica tra Attori con competenze, ruoli e responsabilità eterogenei, Ecomic adotta un modello organizzativo fondato sulla co-specializzazione, intesa come dinamica collaborativa in cui soggetti diversi integrano le proprie competenze in modo sinergico per generare innovazione e soluzioni ad alto valore aggiunto che superano le capacità dei singoli.

Tale approccio si differenzia dalla semplice cooperazione funzionale, perché promuove una forma di interdipendenza evolutiva, in cui ogni Attore, attraverso l’interazione con gli altri, è posto nelle condizioni di accrescere le proprie competenze, generare soluzioni più efficaci e affrontare sfide complesse in modo condiviso. Questa prospettiva si inserisce nel solco dei modelli reticolari descritti da Powell e sviluppati in ambito amministrativo da Ansell e Gash, che evidenziano come la cooperazione tra soggetti pubblici e privati, se strutturata intorno a obiettivi condivisi e supportata da adeguati strumenti di coordinamento, possa produrre soluzioni resilienti e sostenibili.

In tal senso, Ecomic si configura come una infrastruttura organizzativa abilitante, in grado di sostenere processi di apprendimento collettivo e innovazione continua, coerentemente con quanto auspicato nel PND e in linea con quanto proposto da Cerullo e Negri in merito al ruolo delle architetture digitali distribuite per la costruzione di un ecosistema nazionale del patrimonio culturale.

Per approfondire

Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library (2024).

Powell, W.W. (1990). Neither market nor hierarchy. Research in Organizational Behavior, 12.

Ansell, C., & Gash, A. (2019). Collaborative platforms as a governance strategy. Journal of Public Administration, 28(1).

PND, §6.2

Cerullo, L., & Negri, A. (2023). Ecomic: ecosistema digitale per la cultura. ICDP.

Per approfondire

de Reuver, M., Sørensen, C., & Basole, R.C. (2018). The digital platform. Journal of Information Technology, 33(2).

Figura 1 | Co-specializzazione

Fig. 1.1 Figura 1 | Co-specializzazione

1.2.3. Valore pubblico e sostenibilità

Il concetto di valore pubblico è il fondamento della visione di Ecomic, in coerenza con le riflessioni di Mark H. Moore e Mariana Mazzucato. Secondo Moore, creare valore pubblico significa produrre benefici collettivi che siano al contempo socialmente rilevanti, politicamente legittimati e operativamente sostenibili. Significa rispondere in maniera proattiva a bisogni reali della collettività, rafforzando il legame fiduciario tra cittadini e istituzioni. Mazzucato amplia questa prospettiva: lo Stato non deve limitarsi a correggere le disfunzioni del mercato, ma assumere un ruolo proattivo nella co-creazione del valore, guidando trasformazioni orientate al benessere sociale, culturale e ambientale.

In questo quadro, Ecomic si propone come ambiente abilitante per la creazione di valore pubblico in ambito culturale. Il valore generato da Ecomic si manifesta nella sua capacità di abilitare servizi digitali inclusivi, accessibili e orientati all’impatto culturale, educativo, civico ed economico dei dati culturali. Ecomic promuove la riappropriazione collettiva del patrimonio attraverso il digitale: ogni risorsa o dato è base per l’apprendimento, per la costruzione di nuovi contenuti e di identità condivise.

Per approfondire

Moore, M.H. (1995). Creating Public Value. Harvard University Press.

Mazzucato, M. (2018). The Entrepreneurial State. Penguin.

PND, §5.4

Cerullo, L., et al. (2024). Ecomic Report 2.0. ICDP.

In coerenza con il PND e l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, Ecomic ambisce a diventare un elemento strutturale di politica pubblica, capace di promuovere modelli di innovazione orientati al benessere collettivo e alla sostenibilità del patrimonio culturale italiano.