1.5. I portatori di interesse di Ecomic¶
1.5.1. Segmentazione dei portatori di interesse¶
Ecomic crea valore dall’integrazione di missioni, bisogni, competenze e risorse complementari, coinvolgendo l’intera pluralità di soggetti interessati alla trasformazione digitale del patrimonio culturale.
Riprendendo la segmentazione delineata nel PND, i portatori di interesse sono raggruppati in base al loro ruolo nella gestione e valorizzazione del patrimonio digitale:
- Segmento consolidato: enti pubblici e privati già titolari di patrimoni culturali e attivamente coinvolti nella loro gestione;
- Segmento operativo: soggetti che svolgono funzioni professionali e tecniche legate alla valorizzazione, gestione e digitalizzazione del patrimonio;
- Segmento aperto: soggetti esterni al perimetro tradizionale della tutela e della gestione, ma potenzialmente interessati a riutilizzare o valorizzare i contenuti digitali.
1.5.2. Segmento consolidato¶
1.5.2.1. Enti pubblici e privati titolari di beni culturali¶
Rientrano in questa categoria tutti i soggetti che detengono, gestiscono o valorizzano beni culturaliin forma fisica o digitale. Questi enti, spesso caratterizzati da eterogeneità nei sistemi e nei livelli di maturità digitale, necessitano di strumenti per avviare e ottimizzare i processi di digitalizzazione, garantire la conservazione a lungo termine e abilitare servizi digitali personalizzati. Ecomic mette a loro disposizione infrastrutture, servizi e tecnologie, facilita il loro accesso a competenze, dati, strategie, e li mette in rete all’interno di un contesto cooperativo su scala nazionale.
Esempi: Musei, archivi, biblioteche, soprintendenze, istituzioni ecclesiastiche, fondazioni e altri soggetti pubblici o privati titolari di beni culturali materiali o digitali.
1.5.2.2. Enti regionali, nazionali e internazionali¶
Questi soggetti assicurano il coordinamento strategico dei servizi pubblici legati ai beni culturali a diversi livelli territoriali. Ecomic riconosce loro un ruolo chiave nelle attività legate alla governance del patrimonio digitale, promuovendo l’integrazione tra le iniziative regionali, nazionali e sovranazionali, o afferenti a diversi domini della cultura. Ecomic abilita sinergie tra sistemi locali, infrastrutture nazionali e internazionali, con l’obiettivo di rafforzare la visibilità e valorizzare il patrimonio culturale italiano nel suo complesso.
Esempi: Istituti centrali del MiC (es. ICAR, ICCD, ICCU, ICBSA), Regioni e Province autonome, con piattaforme digitali culturali attive o in fase di sviluppo (es. Alphabetica, Catalogo generale dei beni culturali, Piemonte Italia Cultura, Cultura Campania, Cultura Toscana, PatER), soggetti che collaborano con infrastrutture europee o progetti internazionali in ambito culturale.
1.5.3. Segmento operativo¶
1.5.3.1. Professionisti e imprese della valorizzazione culturale¶
Tra questi soggetti si annoverano figure ad alta specializzazione e le categorie professionali legate ai beni culturali. Queste persone spesso lavorano in condizioni di instabilità contrattuale e discontinuità progettuale, pur rappresentando un bacino di eccellenza con competenze diffuse. Grazie a Ecomic, questi professionisti possono accedere a contenuti e strumenti per progettare servizi digitali, partecipare e organizzare percorsi formativi, collaborare alla costruzione di soluzioni innovative in logica di co-specializzazione. La loro partecipazione è fondamentale per attivare esperienze di fruizione significative e inclusive.
Esempi: curatori, storici dell’arte, restauratori, bibliotecari, archeologi, umanisti digitali, progettisti culturali, professionisti digitali, della produzione e della mediazione culturale.
1.5.3.2. Università e Istituti di ricerca¶
Il mondo della ricerca è un nodo strategico per lo sviluppo concettuale, tecnologico e formativo dell’ambiente digitaleper la cultura. Ecomic consente ad atenei e centri specializzati di accedere a dati e strumenti per supportare la ricerca, sperimentare soluzioni innovative e contribuire alla formazione di nuove competenze. Il dialogo con il sistema della ricerca assicura solidità scientifica ai servizi digitali ed è essenziale per progettualità complesse e multidisciplinari.
Esempi: Università di Bologna (Dipartimento di Storia Culture Civiltà); Politecnico di Milano (Osservatorio Innovazione Digitale nella Cultura); atenei e centri di ricerca impegnati nella digitalizzazione del patrimonio, nello studio, realizzazione e gestione di specifiche tipologie di risorse digitali culturali (come ad esempio “digital twin” tridimensionali di beni architettonici).
1.5.4. Segmento aperto¶
1.5.4.1. Imprese culturali, creative e tecnologiche¶
Questa categoria comprende imprese che operano primariamente nell’ideazione e nello sviluppo di soluzioni digitali innovative per la fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale. Sebbene il settore sia ancora in fase di consolidamento (ad es. mancano associazioni di categoria riconosciute, ad eccezione del comparto pubblicitario e dell’editoria), include numerose eccellenze a livello internazionale e rappresenta un importante laboratorio di sperimentazione e innovazione. Ecomic si propone di stimolare la visibilità, la professionalizzazione e la crescita di queste realtà, agevolando l’accesso ai dati, alle tecnologie, e facilitando l’attivazione di nuove collaborazioni con gli Istituti e i luoghi della cultura. L’obiettivo non è sostituire i servizi del mercato, ma potenziarli, catalizzando l’energia creativa in chiave sistemica.
Esempi: Startup e PMI innovative e/o specializzate in ambiti legati (ad es.) a grafica, giochi, accessibilità, restauro, diagnostica; aziende di ogni dimensione con focus più tecnologico, che offrono servizi (ad es.) di digitalizzazione, archiviazione, realtà aumentata, intelligenza artificiale, produzione digitale, progettazione di interfacce e soluzioni gestionali per la cultura.
1.5.4.2. Imprese della filiera turistica e di altri settori economici¶
Questi soggetti, pur non appartenendo direttamente al comparto culturale, possono trarre grande valore dall’interazione con i contenuti culturali digitali. L’integrazione di dati aperti, affidabili e georeferenziati consente loro di costruire nuovi prodotti, esperienze e narrazioni connesse ai territori, generando ricadute economiche e promuovendo forme di valorizzazione intersettoriale. Ecomic offre le condizioni per attivare tali sinergie, contribuendo alla competitività culturale ed economica dei territori.
Esempi: Operatori del turismo, accoglienza, artigianato, enogastronomia, design e Made in Italy, interessati alla valorizzazione di contenuti culturali nei propri servizi e prodotti.
1.5.5. Verso una governance distribuita¶
La segmentazione illustrata in questo capitolo evidenzia la molteplicità e l’eterogeneità dei portatori di interesse dell’ecosistema digitale per la cultura. Ecomic prefigura un modello di governance distribuita, fondato sulla co-specializzazione tra soggetti pubblici e privati, valorizzando competenze differenziate e complementarità operative.
Questa impostazione sarà sviluppata nel Capitolo 2, che approfondirà le categorie operative di Attori e Destinatari e descriverà le relazioni funzionali che strutturano l’azione collettiva all’interno dell’ambiente collaborativo distribuito di Ecomic.