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1.3. Sfide e opportunità della trasformazione digitale in ambito culturale

La trasformazione digitale del patrimonio culturale in Italia è al centro di una transizione strategica che coinvolge istituzioni, professionisti, enti locali, cittadini e imprese, chiamati ad affrontare sfide complesse di natura tecnologica, organizzativa e formativa. Accanto ad esse coesistono importanti opportunità, attivate sia dal quadro normativo e strategico delineato dal PNRR e dal PND, sia dalla crescita delle competenze digitali nel settore. Ecomic nasce per rispondere a tali sfide, partendo dalla conoscenza approfondita dei bisogni emersi attraverso le attività di ascolto e analisi della domanda condotte da Digital Library già in fase preliminare alla pubblicazione del PND.

1.3.1. Frammentazione e disomogeneità dei dati

Sfida Opportunità

La digitalizzazione del patrimonio culturale italiano è stata per lungo tempo guidata da iniziative autonome e non coordinate, portando alla proliferazione di sistemi informativi locali, talvolta incompatibili tra loro, con scarsa accessibilità delle risorse e livelli disomogenei di metadatazione.

Secondo una recente analisi, solo il 50% degli enti che hanno avviato attività di digitalizzazione rende poi accessibili i contenuti online (Osservatorio Innovazione Digitale nella Cultura, 2023).

Questa frammentazione limita non solo l’efficienza operativa ma anche le possibilità di riuso e di connessione cross-dominio dei dati, riducendo l’impatto potenziale dei beni digitali.

Il PND individua l’interoperabilità come principio cardine per abilitare ecosistemi digitali cooperativi e interdipendenti, e similmente opera Ecomic, basato su un’infrastruttura semantica che mette in relazione contesti diversi attraverso l’uso di grafi di conoscenza.

Tra le principali innovazioni di Ecomic, tali strutture, anche grazie all’uso di modelli di intelligenza artificiale, consentono di descrivere e correlare beni digitali di qualsiasi dominio (archivistico, bibliografico, museale, ecc.), natura e provenienza, attivando connessioni semantiche inedite e cross-dominio.

Questo approccio abilita lo sviluppo di servizi *Knowledge as a Service (KaaS)*, in cui i dati diventano risorse computabili e riusabili.

1.3.2. Fragilità organizzative e modelli gestionali obsoleti

Sfida Opportunità

La transizione al digitale ha messo in evidenza lacune strutturali delle strutture organizzative di molte istituzioni culturali rispetto alla complessità dei processi digitali.

La mancanza di figure dedicate, l’assenza di strumenti operativi flessibili e la carenza di metodologie aggiornate rendono difficile integrare nei flussi di lavoro pratiche orientate all’innovazione.

Questo scenario ostacola la progettazione e la gestione sostenibile del patrimonio digitale, evidenziando la necessità di rafforzare il coordinamento e adottare modelli operativi più agili.

In coerenza con il PND, Ecomic adotta un modello organizzativo ispirato al “Government as a Platform”, in cui l’infrastruttura pubblica abilita la co-produzione di servizi attraverso strumenti condivisi (O’Reilly, 2011).

Questo approccio, teorizzato anche da Cordella & Paletti, permette di valorizzare le competenze e favorire la cooperazione (Cordella & Paletti, 2019).

L’introduzione di logiche iterative e adattive e ambienti digitali scalabili consente agli enti culturali di partecipare in modo flessibile e progressivo alla costruzione dell’ecosistema, ridefinendo ruoli, processi e strumenti.

1.3.3. Competenze e profili professionali inadeguati

Sfida Opportunità

I profili professionali tradizionali non risultano sufficienti per gestire l’evoluzione tecnologica del settore culturale. Inoltre, mancano spesso percorsi formativi specifici, sistemi di aggiornamento continuativo e riconoscimento istituzionale per le professionalità emergenti nel settore digitale.

Anche recenti progettualità europee hanno evidenziato l’urgenza di ridefinire i profili professionali della cultura digitale e di investire nella formazione continua.

A ciò si aggiunge la fragilità contrattuale e progettuale di molti operatori, in particolare freelance e PMI culturali.

La carenza di competenze digitali e l’assenza di percorsi strutturati di formazione e aggiornamento rappresentano una barriera significativa.

Il PND identifica la formazione continua come leva strategica per rafforzare la capacità degli operatori culturali di affrontare la trasformazione digitale. In questa direzione, Ecomic integra strumenti e percorsi accessibili per sostenere lo sviluppo di competenze digitali, tecniche e progettuali.

L’iniziativa “Dicolab. Cultura al digitale”, realizzata dalla Fondazione Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali in collaborazione con Digital Library, offre percorsi formativi rivolti a studenti, professionisti del settore e cittadini, contribuendo alla crescita di una nuova generazione di professionisti capaci di operare in ambienti digitali complessi. Altri progetti come “TAP - Tutoring e accompagnamento progetti” e “Digital MAB” supportano lo sviluppo di nuove competenze e la diffusione di pratiche collaborative tra istituzioni e professionisti.

1.3.4. Disparità nell’accesso alle tecnologie e ai servizi digitali

Sfida Opportunità

La rapida evoluzione delle tecnologie abilitanti – IA, XR, ambienti immersivi, interfacce adattive – rende difficile per molte istituzioni culturali valutare e integrare soluzioni digitali innovative.

Le barriere economiche, la frammentazione dell’offerta e la mancanza di contesti sperimentali accessibili limitano l’adozione di questi strumenti da parte di enti culturali medio-piccoli.

A ciò si aggiunge la difficoltà nel reperire competenze aggiornate e nella costruzione di partenariati tecnici efficaci, elementi indispensabili per attivare percorsi di innovazione sostenibili e coerenti con le reali esigenze dei territori.

Questa disparità amplifica il divario tra territori e alimenta una dinamica di esclusione dall’innovazione.

La digitalizzazione deve abilitare servizi che rispondano ai bisogni di fruizione, partecipazione e innovazione espressi dai pubblici, promuovendo nuove modalità di accesso e interpretazione del patrimonio culturale (Agostino & Costantini, 2021).

Il PND riconosce la necessità di creare condizioni abilitanti comuni che riducano i divari tecnologici tra territori e tra istituzioni.

Coerentemente, Ecomic mira ad ampliare la platea di soggetti in grado di adottare soluzioni digitali complesse, promuovendo una digitalizzazione più equa e sostenibile su scala nazionale.

Ecomic si configura come spazio abilitante per la sperimentazione, la condivisione e il riuso di tecnologie già sviluppate, riducendo i costi di accesso all’innovazione.

1.3.5. Crisi di senso del patrimonio culturale

Sfida Opportunità

Negli ultimi anni si osserva una crescente distanza tra patrimonio culturale e società, testimoniata da fenomeni diffusi di disaffezione, in particolare tra le giovani generazioni (il “patrimonio dissonante”, (Tunbridge & Ashworth, 1996).

La percezione del patrimonio come qualcosa di separato dalla vita quotidiana, da un lato, e l’eccessiva musealizzazione o spettacolarizzazione, dall’altro, contribuiscono a una crisi di senso che investe il ruolo culturale delle istituzioni.

Uno degli assi strategici del PND è la valorizzazione dei contesti culturali come paesaggi dinamici e relazionali, capaci di accogliere narrazioni diversificate e forme di partecipazione attiva.

Attraverso servizi abilitanti e tecnologici e modelli partecipativi, Ecomic consente di ampliare l’accesso e il riuso dei dati culturali, costruendo nuovi “percorsi di senso” condivisi e aderenti alla pluralità dei vissuti contemporanei, restituendo centralità al ruolo pubblico della cultura.

1.3.6. Debolezza delle filiere culturali e difficoltà di valorizzazione sostenibile

Sfida Opportunità

Il settore delle imprese culturali e creative (ICC) in Italia, pur contando su eccellenze tecnologiche e progettuali, risulta ancora fragile, poco strutturato e scarsamente connesso con le infrastrutture pubbliche.

La debole rappresentanza del settore – fatta eccezione per comparti come editoria e pubblicità – ne limita l’incidenza sulle politiche pubbliche e lo sviluppo di modelli strutturati.

L’accesso oneroso a dati e infrastrutture frena la nascita di nuove iniziative e la crescita di quelle esistenti. Come rilevato dal rapporto “Io sono cultura”, le ICC italiane soffrono di fragilità organizzative e infrastrutturali che ne ostacolano il pieno potenziale innovativo (Symbola – Fondazione per le qualità italiane, e Unioncamere, 2023).

Ecomic si configura come acceleratore della crescita del settore culturale e creativo.

Senza sostituirsi ai servizi offerti dal mercato, ne valorizza le energie creative attraverso l’apertura dei dati, l’interoperabilità, la riduzione dei costi di accesso e la messa a disposizione di strumenti condivisi.

Il PND richiama esplicitamente l’importanza di promuovere modelli di valorizzazione che non subordinino il valore culturale alla monetizzazione, ma lo esprimano in forme economiche, sociali e civiche tra loro complementari.