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3.2. I.PaC – Infrastruttura e servizi digitali per il patrimonio culturale

3.2.1. Ruolo nell’ecosistema

I.PaC nasce per realizzare la visione, espressa nel PND, di una rete di servizi per ospitare, arricchire semanticamente e favorire l’interoperabilità del patrimonio culturale digitale. Infatti, è la prima infrastruttura nazionale in grado di ospitare in sicurezza e integrare tutto il patrimonio digitale del Paese, superando l’attuale frammentazione.

È inoltre un hub di servizi tecnologici avanzati per gestire e valorizzare i beni digitali attraverso l’arricchimento semantico e la generazione di nuove relazioni informative anche tra diversi domini della cultura, abilitando nuove forme di accesso, riuso e valorizzazione del patrimonio digitale secondo standard elevati e condivisi. I.PaC mette a disposizione, per esempio, modelli di Intelligenza Artificiale applicabili al patrimonio digitale realizzati da Digital Library.

I.PaC è il “motore tecnologico” di Ecomic, che agisce dietro le quinte di tutti i sistemi informativi culturali dell’ecosistema per potenziare la gestione, l’arricchimento, la trasformazione e l’accesso dei beni digitali. I.PaC agisce infatti in cooperazione con altri sistemi informativi culturali, secondo la logica machine-to-machine, esponendo i propri servizi tramite API pubbliche e widget. Può supportare sistemi di back-end, dedicati alla gestione delle risorse digitali e/o dei metadati descrittivi, e di front-end, che si occupano di consentire l’accesso ai beni digitali.

Grazie a diverse modalità di adesione, qualsiasi sistema informativo culturale dell’ecosistema può cooperare con I.PaC per conferire risorse digitali e descrizioni e/o utilizzare i servizi tecnologici avanzati. In questo modo, I.PaC diffonde l’innovazione in tutto l’ecosistema.

3.2.2. Contributo agli obiettivi di Ecomic

Abilitazione Interoperabilità Valorizzazione
I.PaC Offre un'infrastruttura pubblica e democratizza l'accesso alle tecnologie avanzate per tutte le istituzioni culturali. Rende possibile la cooperazione applicativa **e semantica tra sistemi informativi culturali eterogenei.** Potenzia il valore informativo dei beni digitali attraverso una struttura semantica condivisa e servizi intelligenti.

Tabella 5 I Il contributo di I.PaC agli obiettivi Ecomic

3.2.2.1. Obiettivo 1 – Abilitazione

Contributo: I.PaC offre un’infrastruttura pubblica e democratizza l’accesso alle tecnologie avanzate per tutte le istituzioni culturali.

I servizi di I.PaC sono facilmente utilizzabili anche per soggetti che non dispongono di soluzioni infrastrutturali locali evolute. Grazie a funzionalità modulari, si adatta alle caratteristiche dei sistemi informativi dei singoli Attori e ne accresce la maturità digitale, l’autonomia operativa e la capacità di valorizzazione del proprio patrimonio. I.PaC assicura anche protezione dei dati, tracciabilità delle operazioni e gestione sicura degli accessi, riducendo i rischi tecnologici e organizzativi. I.PaC consente così l’inclusione infrastrutturale di una grande varietà di soggetti, con la garanzia di una gestione affidabile e sostenibile del patrimonio. Inoltre, grazie a I.PaC, i modelli di IA sviluppati da Digita Library diventano immediatamente disponibili per tutti gli Attori tramite servizi standardizzati.

Formula SMART e KPI – Obiettivo 1 – Abilitazione

Formula SMART: Almeno 200 enti culturali italiani aderiscono a I.PaC, con copertura di almeno 15 regioni KPI esemplificativi:

  • Numero di enti che aderiscono a I.PaC
  • Numero di API disponibili
  • Numero di operatori culturali formati sui servizi I.PaC
  • Tempo medio necessario per attivare la cooperazione

3.2.2.2. Obiettivo 2 – Interoperabilità

Contributo: I.PaC rende possibile la cooperazione applicativa e semantica tra sistemi informativi culturali eterogenei.

I.PaC permette di creare un patrimonio digitale interconnesso e interrogabile, superando la frammentazione informativa tra sistemi ed enti territoriali. In I.PaC i beni digitali sono strutturati e descritti secondo standard condivisi (es. METS ECO-MiC, IIIF) che permettono l’interconnessione tra sistemi informativi. Il grafo che sottende I.PaC crea una mappa di relazioni tra beni digitali di domini diversi che altrimenti resterebbero silos isolati, abilitando interrogazioni avanzate e percorsi dinamici. La cooperazione M2M fa sì che i sistemi dialoghino automaticamente via API, eliminando integrazioni manuali o duplicazioni.

Formula SMART e KPI – Obiettivo 2 – Interoperabilità

Formula SMART: I.PaC ospita almeno 500 milioni di beni digitali, di cui almeno il 30% con un collegamento semantico nel grafo KPI esemplificativi:

  • Numero di beni digitali ospitati in I.PaC
  • Percentuale di metadati conformi a framework europei
  • Numero di sistemi informativi culturali in cooperazione applicativa con I.PaC
  • Densità semantica del grafo (numero di collegamenti per entità)

3.2.2.3. Obiettivo 3 – Valorizzazione

Contributo: I.PaC potenzia il valore informativo dei beni digitali attraverso una struttura semantica condivisa e servizi intelligenti.

Grazie ai servizi avanzati di analisi semantica e arricchimento, I.PaC permette di aggiungere livelli di informazione e scoprire nuove relazioni cross-dominio, trasformando dati anche non strutturati in nuova conoscenza. Il valore intrinseco dei beni digitali viene così rivelato, supportando l’attivazione di servizi riusabili nei settori della ricerca, dell’educazione, della valorizzazione e della comunicazione culturale. I.PaC amplifica anche la visibilità dei beni culturali locali, che diventano automaticamente parte del patrimonio digitale nazionale.

Formula SMART e KPI – Obiettivo 3 – Valorizzazione

Formula SMART: Almeno 100 servizi di accesso o a valore aggiunto consumano attivamente dati di I.PaC tramite API, raggiungendo complessivamente almeno 2 milioni di utenti finali annuali KPI esemplificativi:

  • Percentuale di enti che utilizzano servizi di arricchimento con IA (CPA)
  • Numero di chiamate API verso I.PaC
  • Numero di servizi di accesso e a valore aggiunto che espongono beni digitali arricchiti in I.PaC
  • Numero di destinatari raggiunti da servizi potenziati da I.PaC

3.2.3. Valore per gli Attori

I.PaC è l’ambiente di Ecomic che consente agli Attori di integrare il proprio patrimonio digitale con quello nazionale e valorizzarlo con tecnologie d’avanguardia. Lo fa offrendo uno spazio cloud scalabile e sicuro e tecnologie avanzate che altrimenti richiederebbero investimenti proibitivi. Le API pubbliche e i widget di I.PaC dialogano con i sistemi informativi già in uso presso gli Attori secondo diverse modalità di cooperazione, garantendo alti livelli di personalizzazione e autonomia gestionale. Per gli enti che ancora non dispongono di un sistema adeguato, l’adesione a I.PaC rappresenta anche uno stimolo virtuoso per dotarsi di infrastrutture digitali moderne.

Gli Attori aderenti, conferendo dati, ottengono visibilità nazionale del proprio patrimonio, scoprono relazioni che superano le barriere tra domini informativi e nuove forme di valorizzazione che sarebbero impensabili in isolamento. I.PaC non sostituisce le competenze professionali del personale culturale ma le potenzia: catalogatori, archivisti e curatori vedono il proprio lavoro supportato dai grafi della conoscenza e dall’Intelligenza Artificiale che suggerisce collegamenti e genera metadati in modo automatico, liberandoli da attività ripetitive e permettendo loro di concentrarsi su compiti a più alto valore intellettuale come la validazione scientifica, l’interpretazione critica e la progettazione di percorsi culturali innovativi.

Gli Attori che aderiscono a I.PaC ricevono un patrimonio digitale moltiplicato nel suo valore semantico, educativo ed economico, partecipando attivamente alla costruzione di un bene comune nazionale che beneficia l’intera collettività. I.PaC rappresenta così non solo un’innovazione tecnologica, ma un nuovo patto di collaborazione tra istituzioni culturali italiane, dove la condivisione genera valore per tutti e dove l’investimento in sistemi informativi locali e nelle competenze professionali viene reso sostenibile dall’accesso a capacità tecnologiche nazionali altrimenti irraggiungibili.

I.PaC crea quindi valore direttamente per:

  • enti pubblici e privati che conservano, gestiscono e valorizzano il patrimonio culturale;
  • personale addetto alla descrizione, digitalizzazione, curatela.

3.2.4. Servizi di gestione

I servizi di gestione costituiscono l’infrastruttura operativa che consente agli Attori di mantenere il pieno controllo sul ciclo di vita dei propri beni digitali. Questi servizi operano a supporto delle attività quotidiane degli enti titolari, garantendo che le risorse depositate in I.PaC possano essere conferite in modo efficiente, organizzate secondo criteri gestionali specifici, protette secondo le policy definite e rese disponibili per la fruizione attraverso modalità tecnicamente avanzate.

3.2.4.1. Conferimento beni

I servizi per il conferimento dei beni digitali consentono di depositare in I.PaC risorse digitali e/o descrizioni in modo efficiente, sicuro e tracciabile. Il conferimento può avvenire attraverso due modalità complementari, selezionabili in base alle esigenze operative dell’ente. L”ingestion massiva permette di trasferire nell’infrastruttura grandi volumi di beni digitali, gestendo intere collezioni digitali o campagne di digitalizzazione complete. Il conferimento puntuale consente invece il caricamento mirato di singoli beni digitali, ideale per aggiornamenti specifici, integrazioni successive o per la gestione granulare del patrimonio.

Entrambe le modalità garantiscono la validazione formale dei dati, la verifica dell’integrità dei file e la tracciabilità completa delle operazioni, assicurando che ogni risorsa depositata sia disponibile per i successivi processi di arricchimento e valorizzazione. Il valore di questi servizi risiede nella loro capacità di rendere accessibile a qualsiasi ente, indipendentemente dalla propria dotazione tecnologica, un sistema di deposito tecnologicamente avanzato e sicuro per il proprio patrimonio digitale.

3.2.4.2. Funzioni Digital Asset Management (DAM)

I servizi di Digital Asset Management (DAM) forniscono agli Attori gli strumenti necessari per organizzare e gestire i beni digitali depositati nel proprio spazio di pertinenza all’interno di I.PaC attraverso operazioni di ricerca, modifica, eliminazione, recupero.

La possibilità di configurare profili di protezione per le risorse digitali e profili di visibilità per le descrizioni permette agli enti di decidere con granularità quali contenuti rendere pubblici e quali mantenere riservati, assicurando sempre il pieno controllo sulle proprie scelte di condivisione dei dati, nel rispetto delle norme, dei diritti e delle strategie istituzionali.

3.2.4.3. Media player/streaming

I servizi di media player e media streaming abilitano la visualizzazione e la riproduzione avanzata delle risorse digitali, garantendo un’esperienza di qualità indipendentemente dal formato o dalla tipologia del contenuto. Il media player supporta la visualizzazione interattiva di immagini, documenti e contenuti statici seguendo standard aperti e interoperabili come IIIF, che permette di esplorare risorse ad altissima risoluzione con funzionalità di zoom, rotazione e navigazione dettagliata. Il media streaming server gestisce invece la distribuzione dinamica di contenuti audiovisivi, ottimizzando la qualità di riproduzione.

3.2.5. Servizi di arricchimento

I servizi di arricchimento rappresentano il cuore innovativo di I.PaC in grado di estrarre nuovo e inedito patrimonio informativo dai beni digitali. Questi servizi operano su due livelli complementari: quello tecnico, attraverso l’elaborazione automatizzata dei contenuti, e quello semantico, mediante la costruzione di reti di conoscenza che rivelano relazioni altrimenti invisibili tra i beni culturali.

3.2.5.1. Content processing

Il servizio di content processing si occupa dell’elaborazione tecnica delle risorse digitali per renderle fruibili in contesti diversi. Attraverso processi di renditioning, il sistema genera versioni ottimizzate dei contenuti originali, adattandone formato, risoluzione e caratteristiche tecniche alle esigenze specifiche di consultazione e riuso.

Questo servizio permette, ad esempio, di trasformare un’immagine ad altissima risoluzione in formati più leggeri per la visualizzazione web, mantenendo al contempo la qualità necessaria per un’esperienza soddisfacente. Allo stesso modo, documenti testuali possono essere convertiti in formati standardizzati come PDF o XML, facilitandone l’accessibilità e la conservazione nel tempo.

Il valore del content processing risiede nella sua capacità di moltiplicare le possibilità d’uso di una singola risorsa senza compromettere l’integrità del file originale.

3.2.5.2. Content processing avanzato (CPA)

Il content processing avanzato (CPA) introduce l’intelligenza artificiale nel processo di arricchimento dei beni digitali, automatizzando operazioni complesse.

Attraverso tecnologie come il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR/ICR), questo servizio estrae testo leggibile da immagini di documenti storici, rendendo interrogabili contenuti che sarebbero altrimenti accessibili solo visivamente. Il riconoscimento di entità nominali (NER) identifica automaticamente persone, luoghi, organizzazioni e concetti all’interno dei testi, arricchendo i metadati descrittivi. La conversione automatica tra testo e audio (text-to-speech e speech-to-text) amplia notevolmente l’accessibilità dei contenuti, mentre i servizi di traduzione automatica abbattono le barriere linguistiche. Particolarmente significativa è la capacità di generare descrizioni sintetiche e tag tematici, che facilitano la ricerca e la scoperta dei contenuti.

Questi strumenti potenziano significativamente il lavoro di catalogatori e archivisti.

3.2.5.3. Grafi di conoscenza di dominio

I grafi di conoscenza di dominio organizzano i beni digitali secondo logiche semantiche proprie di ciascun ambito culturale: archivistico, bibliografico, museale, multimediale. Funzionano come veri e propri cataloghi collettivi digitali, dove ogni bene è rappresentato come un nodo connesso ad altri attraverso relazioni significative.

In questi grafi, un’opera d’arte è collegata al suo autore, al periodo storico, alla tecnica impiegata, al luogo di conservazione e ad altre opere simili o correlate. Una fotografia storica può essere collegata al fotografo, al soggetto ritratto, al contesto documentato, ad altri scatti della stessa campagna fotografica. Queste connessioni non sono semplici rimandi, ma relazioni tipizzate che esprimono il significato specifico del legame.

Il valore dei grafi di dominio emerge nella loro capacità di trasformare collezioni frammentate in patrimoni interrogabili semanticamente per esplorare intere reti di relazioni. Gli Attori che conferiscono i propri dati in I.PaC arricchiscono contemporaneamente il proprio patrimonio e quello collettivo, beneficiando delle connessioni create da altri.

3.2.5.4. Grafi di conoscenza cross-dominio

Il grafo cross-dominio rappresenta un’innovazione senza precedenti nel panorama italiano della digitalizzazione culturale: per la prima volta, un’unica infrastruttura semantica mette in relazione beni provenienti da domini disciplinari tradizionalmente separati, superando i confini tra archivi, biblioteche, musei e altre istituzioni culturali.

Il valore trasformativo del grafo cross-dominio risiede nella sua capacità di rivelare connessioni culturali che resterebbero altrimenti invisibili. Quando domini diversi dialogano attraverso entità comuni quali persone, luoghi, eventi, concetti, emerge una comprensione più ricca e articolata del patrimonio culturale, che rispecchia la complessità delle relazioni storiche reali.

Superando la frammentazione che ha storicamente limitato la valorizzazione integrata dei beni culturali. Il grafo cross-dominio realizza concretamente la visione di un ecosistema culturale interconnesso, dove ogni bene digitale contribuisce a illuminare gli altri, generando una conoscenza condivisa che è maggiore della somma delle parti.

3.2.6. Servizi di accesso

I servizi di accesso rappresentano il ponte tra il patrimonio digitale depositato in I.PAC e i molteplici utilizzi che gli Attori possono farne, attraverso modalità diversificate di interrogazione, esplorazione e recupero.

3.2.6.1. Data as a Service (DaaS )

La categoria Data as a Service (DaaS ) comprende i servizi di interrogazione e recupero che trasformano il patrimonio informativo di I.PaC in una risorsa disponibile per molteplici utilizzi. Gli Attori possono accedere ai dati culturali in modo programmatico, recuperando informazioni strutturate per alimentare i propri sistemi, sviluppare nuovi servizi digitali o condurre analisi approfondite. I.PaC mette a disposizione sia dataset predefiniti pubblici, ottimizzati per esigenze ricorrenti e immediatamente utilizzabili, sia la possibilità di richiedere dataset personalizzati costruiti su criteri specifici.

La visibilità dei dati è sempre regolata dai profili configurati dagli enti titolari, garantendo il rispetto dei diritti e delle policy di accesso. Il valore di questo approccio risiede nella sua capacità di rendere il patrimonio culturale digitale un bene comune accessibile, dove i dati non sono più confinati in singoli sistemi ma diventano componenti riusabili per generare nuovo valore culturale, sociale ed economico.

3.2.6.2. Knowledge as a Service (KaaS )

I servizi per l’esplorazione semantica elevano l’accesso al patrimonio da semplice recupero di informazioni a navigazione contestualizzata della conoscenza, consentendo agli operatori culturali di ricercare e catturare dal grafo authority record, riferimenti bibliografici e altre entità di interesse durante le attività di catalogazione, o validare entità in attesa di conferma, contribuendo attivamente al miglioramento della qualità dei dati condivisi. Gli assistenti conversazionali, implementando tecniche come il Graph RAG, permettono agli utenti finali di interrogare il patrimonio in linguaggio naturale.

Questi servizi rappresentano il livello più evoluto di valorizzazione del patrimonio digitale: non più semplice accesso ai dati, ma accesso al significato, alle relazioni e al contesto culturale che rende ogni bene comprensibile all’interno della più ampia rete della conoscenza.

3.2.7. Casi d’uso

3.2.7.1. Caso 1 – Elaborazione avanzata di immagini per arricchire l’esperienza di fruizione

Attori Regioni
Bisogno Migliorarne la fruibilità e l’accessibilità del patrimonio sui siti istituzionali
Servizi abilitanti Content processing avanzato
Valore generato Innovazione dell’esperienza utente; Ottimizzazione della gestione e della valorizzazione del patrimonio; Maggiore visibilità e accessibilità del patrimonio

Tabella 6 I Caso d’uso 1 I.PaC

Diverse Regioni hanno aderito a I.PaC per migliorare l’accessibilità del proprio patrimonio digitale e valorizzarlo tramite portali e siti istituzionali.

Una volta certificata la cooperazione tra i sistemi regionali di produzione dei dati e l’infrastruttura e sottoscritta la convenzione, è stato per loro possibile richiamare i servizi di Content Processing Avanzato messi a disposizione dall’infrastruttura. Tra questi, l’applicazione dell’elaboratore di immagini basati su IA, permette loro di ottenere, in modo completamente automatizzato:

  • l’identificazione del soggetto principale e delle ulteriori entità riconoscibili;
  • la riconciliazione semantica delle entità estratte con vocabolari esterni;
  • la descrizione testuale delle immagini, corredata dalla relativa riproduzione audio;
  • suggerimenti sulle possibili relazioni con beni culturali analoghi o affini.

Per esempio, l’applicazione di tale flusso, personalizzato per rispondere alla specifica esigenza, al bene digitale di un manoscritto miniato di fine Trecento, caratterizzato da preziose miniature iconografiche, ha generato l’opportunità di fruire di testi esplicativi delle scene bibliche e narrazioni audio che accompagnano la visualizzazione del manoscritto, aumentando il valore interpretativo del bene e amplificandone la fruibilità anche per pubblici con esigenze particolari (es. ipovedenti, dislessici, anziani).

In un altro esempio, l’applicazione dei servizi di content processing avanzato a immagini provenienti da campagne fotografiche dedicate ai teatri storici ha permesso il riconoscimento automatico di elementi architettonici e contestuali distintivi (es. scenografia, decorazioni, illuminazione, statue, lampadari, etc.) e la riconciliazione di entità e concetti significativi con il Nuovo Soggettario di Firenze, sottoposta successivamente alla validazione degli operatori del sistema di catalogazione. Le immagini pubblicate sul portale istituzionale sono state così arricchite da descrizioni complete e altamente informative, oltre che da tag coerenti e standardizzati che migliorano l’efficacia della navigazione e della ricerca.

L’utilizzo dei servizi di I.PaC ha quindi contribuito in modo significativo al perseguimento degli obiettivi regionali di promozione e accessibilità del patrimonio, senza alcun investimento tecnologico aggiuntivo. I risultati dell’elaborazione avanzata sono confluiti anche nel grafo di conoscenza di dominio, contribuendo ad aumentare la base informativa per tutti i partecipanti all’ecosistema.

3.2.7.2. Caso 2 – Interrogazione del grafo di conoscenza per l’accesso a beni digitali correlati

Attori Regioni
Bisogno Ampliare l’esperienza dei destinatari con contenuti correlati
Servizi abilitanti Grafi della conoscenza
Valore generato Patrimonio più ampio anche senza produzione di nuovi beni digitali; Esperienza di ricerca e fruizione più ricca e significativa

Tabella 7 I Caso d’uso 2 I.PaC

Sempre nel contesto delle Regioni aderenti a I.PaC, l’utilizzo dei grafi della conoscenza ha aperto l’opportunità di offrire agli utenti dei siti istituzionali un’esperienza di fruizione avanzata, che permette non solo di consultare il patrimonio digitale della Regione, ma anche di esplorare e navigare entità correlate.

Per esempio, l’interrogazione del grafo a partire dalle immagini di manifesti cinematografici ha permesso di estrarre una serie di risultati pertinenti provenienti da altri sistemi aderenti, come per esempio la colonna sonora del film (es. spartiti, registrazioni audio, copertine di dischi), risorse bibliografiche sull’autore del romanzo da cui è tratto il film, fotografie e materiali di scena del set cinematografico.

È stato quindi possibile integrare una nuova sezione “Scopri di più” sui siti istituzionali per l’esplorazione di informazioni e beni correlati da parte degli utenti. Il caso dimostra la capacità di I.PaC di trasformare i beni digitali in risorse informative connesse, aprendo la strada a esperienze di fruizione trasversale e multidimensionale del patrimonio culturale.